Il Paese dei 100 violini

 

Santa Vittoria di Gualtieri ( Reggio Emilia )non è solo un paese.
È un organismo sonoro. Un luogo in cui il violino non nasce sul palco, ma nella vita quotidiana. Per questo viene chiamato il Paese dei Cento Violini: non per numero, ma per densità di memoria. Ogni famiglia, ogni corte, ogni festa custodisce un frammento di arco, di danza, di respiro collettivo.

Entrare nei Violoni di Santa Vittoria — e poi assumerne la direzione e il ruolo di contrabbassista — ha significato abitare quella memoria dall’interno.
Il contrabbasso era la terra: passo, gravità, fondamento.
La direzione era il cielo: visione, equilibrio, sintesi tra rigore e spontaneità.

Dirigere questa formazione voleva dire tenere insieme due anime:
la precisione della scrittura e l’istinto della piazza.
Perché lì la musica non si esegue soltanto: si serve. Si accompagna la comunità nel ballo, nell’incontro, nel riconoscersi.

La storia dell’ensemble vive attraverso grandi famiglie di musicisti, come i Bagnoli e i Carpi. Custodi non solo di repertori, ma di gesti, arcate, respirazioni tramandate oralmente. Una scuola invisibile, dove lo stile si apprende guardando e ascoltando, prima ancora che leggendo.

Da questa eredità nasce il lavoro discografico “Concerto Bagnoli”, realizzato insieme al Maestro Michelangelo Musumano.
Un progetto di ricostruzione e rilettura, in cui abbiamo curato anche gli arrangiamenti.
All’interno trova spazio il mio Valzer Benassù, arrangiato da Davide Bizzarri — violinista della formazione — dove la scrittura incontra la funzione danzante: eleganza melodica e passo di valzer che rimane radicato alla terra.

Parallelamente si sviluppa la collaborazione con Massimo Ranieri per il CD Oggi e Dimane.
Qui il lavoro si sposta su un altro confine della tradizione italiana: la canzone napoletana.
Ho curato, insieme a Leonardo, gli arrangiamenti di ’O surdato ’nnammurato e Reginella, cercando una sintesi tra orchestra d’archi e voce popolare, tra teatro e strada, tra lirismo e immediatezza emotiva.

Se dovessi racchiudere quel periodo in un’immagine, direi questo:

un ponte di legno sonoro
che unisce l’Emilia delle corti danzanti,
la Valpolicella delle mie scritture,
e Napoli della grande voce.

Un tempo in cui dirigere, suonare, arrangiare non era solo mestiere,
ma atto di continuità culturale.
Custodire la tradizione, facendola respirare nel presente.

 
 

 

 

 
 
 
 

 

https://youtu.be/3IwsKIqEctM?si=VSNownpCcXcIeaR_

https://youtu.be/96KCQifDZbA?si=hE5hZoMhvErCng-i

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